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Circolo culturale Acli “Il Cespo” Onna (L'Aquila)

 

Atti dell’incontro dibattito:

 

Politica, cultura, ambiente, un progetto di programmazione territoriale per Onna e il suo circondario.

 

Onna, scuola elementare

30 novembre 1984

 

LA RELAZIONE INTRODUTTIVA

a cura di Giustino Parisse, Lucio Sbroglia, Sergio Benedetti, Aldo Scimia, Pio Pezzopane

 

L’incontro odierno nasce dalla necessità di mettere a fuoco alcuni problemi e squilibri del nostro territorio, per evidenziare le possibili soluzioni che verranno fuori sia dalle

proposte del nostro gruppo culturale, sia dalle risposte e dai suggerimenti dei nostri interlocutori presenti qui questa sera.

Il gruppo del Cespo, da qualche anno parte integrante della sede provinciale Acli si è finora occupato in modo prevalente di animazione culturale, in modo particolare di teatro dialettale, al quale si è arrivati dopo un lungo lavoro di ricerca storica sulle tradizioni locali.

In seguito è venuta maturando la necessità di una maggior presenza nei progetti e nelle scelte, anche politiche, che condizionano la nostra esistenza all’interno di una società organizzata. Per far questo bisognava anzitutto procedere ad una analisi socioterritoriale che individuasse le questioni più importanti, e ciò è avvenuto facendo interviste alla gente, andando nelle loro case per ascoltare le loro esigenze, approfondendo sul campo che tipo di problematiche nascevano.

La prima cosa che ci è sembrata subito evidente è stata la vocazione agricola di Onna e del suo territorio, per cui non si può prescindere da questa realtà per porsi correttamente ad affrontare una discussione. I dati a proposito, se pur con legittime approssimazioni, sono abbastanza chiari: su un totale di 80 nuclei familiari, 15 praticano a tempo pieno l’agricoltura e la zootecnia, almeno 30 hanno un reddito che deriva da pensione, integrata da attività legate in modo o nell’altro alla coltivazione del terreno, il rimanente si divide in modo percentualmente molto minore fra edilizia, lavoro autonomo, amministrazione pubblica, industria elettronica.

Anche per questi ultimi, non si può però parlare di assoluta estraneità al ciclo produttivo del terreno, molti ad esempio hanno rivalutato in modo notevole la coltivazione del piccolo orto familiare, tentando fra l’altro anche metodi e forme di allevamento alternativi alla zootecnia che non hanno comunque avuto nella stragrande maggioranza dei casi esiti fortunati.

Uno sviluppo articolato nel settore agricolo deve purtroppo fare i conti con un territorio relativamente limitato, un'azienda media, non supera fra proprietà e usufrutto i 10 ettari di terreno, con un frazionamento ed una produttività certamente non ottimali, pur considerando che il terreno, a parte i depositi ghiaiosi di origine alluvionale presenta buone caratteristiche di base.

La produzione fondamentale di tutte queste aziende, è il latte, commercializzato principalmente attraverso la Cooperativa Produttori Latte dell’Aquila alla quale vengono forniti circa 200.000 litri di latte l’anno.

Individuato dunque questo elemento trainante per l’economia del centro, rimane da capire il perché di una rinuncia progressiva da parte di una grossa fetta degli operatori agricoli a continuare un’attività che per secoli ha rappresentato fonte insostituibile di sopravvivenza. La cosa più grave è la rinuncia a migliorarsi e la mancanza di fiducia, elementi essenziali per ogni crescita personale, e sociale. L’abbandono generalizzato della campagna da parte dei giovani è ormai fatto risaputo frutto essenzialmente di una educazione consumistica, egocentrica e tutto sommato poco votata al sacrificio. Oggi nella nostra società abbiamo un solo mito: il denaro, possibilmente ottenuto con il minore sforzo possibile. L’agricoltura, così come viene condotta e gestita nelle nostre zone non permette quei margini di guadagno sufficienti a tener dietro a queste esigenze e ci sono dati di fatto che lo dimostrano.

I prezzi di produzione non riescono quasi mai a coprire i costi crescenti delle materie prime: basti pensare alla concimazione, all’alimentazione degli animali allevati, alle cure veterinarie per cui una piccola azienda si trova spesso con l’acqua alla gola; senza considerare poi i rischi e le calamità naturali connessi all’attività. Fra il 1982 e il 1983 il 90% degli allevamenti zootecnici sono stati decimati dalla brucellosi, e per molti allevatori questo ha significato ricominciare praticamente da capo. Il mercato della carne da macello è in mano all’onestà e alla disponibilità del macellaio, e la speculazione si allarga sempre di più, basti pensare che molti vitelli spesso più che venduti vengono regalati. Negli ultimi anni, gli enti pubblici e in modo particolare la Regione Abruzzo ha sfornato miriadi di leggi tendenti a sostenere attraverso finanziamenti pubblici un settore ormai in corna. Da noi questi soldi, quando arrivano dopo attese di anni, servono solo a prolungare la sofferenza del malato e non vanno in direzione progettuale poiché si scontrano con mentalità standardizzate e poco creative. Non bisogna cadere nei soliti discorsi che tutto può essere risolto solo attraverso forme cooperative. Nell’indagine da noi condotta solo il 10% degli intervistati riteneva possibile questa scelta, dunque per molti anni ancora la nostra sarà una realtà di piccole aziende alle quali vanno date le possibilità di crescita per una migliore razionalizzazione del lavoro. La formazione e l’informazione professionale, il decentramento delle strutture _ fornendo aree delimitate ma nello stesso tempo flessibili _ la possibilità di affrontare investimenti senza la preoccupazione dei tempi lunghi del finanziamento, lo snellimento delle pratiche burocratiche, l’assistenza tecnica continua, contributi che compensino gli squilibri costi-ricavi, centri di commercializzazione autogestiti a tassazione privilegiata, centri di trasformazione che creino occupazione indotta, allevamenti alternativi, questi sono alcuni degli elementi che occorrono per ridare fiducia agli operatori. I sindacati legati al mondo agricolo hanno grosse responsabilità di attuazione e quello che noi ci sentiamo di dovergli chiedere subito è di stare il più possibile vicino agli agricoltori andando nei centri ad ascoltare le varie esigenze, ma soprattutto a consigliare; spesso l’ignoranza legislativa non dà possibilità di usufruire di fondi esistenti, e più spesso crea seri problemi con gli uffici fiscali.

Speriamo anche che la possibilità di avere nei pressi dell'abitato la Fiera della Perdonanza Celestiniana nelle ampie strutture dell'Associazione allevatori, possa costituire importante momento di rilancio.

Passeremo ora ad affrontare una serie di questioni che sono indissolubilmente legate alla realtà del territorio, e che costituiscono il substrato senza del quale ogni pretesa di sviluppo sarebbe vana.

Onna si trova a 581 metri sul livello del mare, è dunque l’abitato più a valle della conca aquilana, è chiaro come la distribuzione delle acque irrigue ha sempre rappresentato l’elemento trainante per la fertilità e la produttività dei terreni. Basta guardare un po' intorno per rendersi conto che il 60% dei terreni sono coltivati a prato stabile e ad altre forme di foraggio, del rimanente parte è destinata alla produzione cerealicola, parte ad ortaggi per uso prevalentemente familiare. L’acqua è l’elemento essenziale per razionalizzare la produzione. Negli ultimi anni, anche se il problema non è recente, si sono avuti gravi squilibri nella utilizzazione e nella disciplina di questo elemento così prezioso.

Precisiamo anzitutto che il territorio irriguo è divisibile in due zone: una zona a nord dell’abitato con prevalenza di terreni ghiaiosi che ricevono le acque del fiume Vera e una zona più estesa a sud in direzione del Comune di Fossa servite dalle acque del fiume Aterno.

La prima zona viene gestita dal comune dell’Aquila attraverso la delegazione di Paganica, la seconda dal Consorzio di Bonifica. Ultimamente, come dicevamo, si sta verificando, soprattutto per la zona nord (anche se quest’anno si sono avuti problemi anche nella zona sud) una pericolosa penuria estiva non tanto per una diminuita capacità delle sorgenti quanto per la incuria e lo spreco che limitano la portata a circa il 50%. I canali ricolmi di sporcizia creano stagnazioni per cui gran parte dell’acqua viene filtrata attraverso il terreno e non procede con la speditezza necessaria, in secondo luogo c’è una riconosciuta ingovernabilità di una rete di canali che a monte crea disponibilità persino superflua mentre a valle crea pericolosa penuria. Ciò è ancora più assurdo se si persa che il nucleo industriale di Bazzano ha fatto ridurre l’area irrigua di parecchi ettari e non si spiega dunque come l’acqua che arriva a valle è sempre di meno e tale scarsezza provoca nel periodo estivo una sorta di desertizzazione del territorio. C’è indubbiamente l’esigenza di sensibilizzare gli operatori per una maggiore pulizia dei canali e minore spreco; ma secondo noi il problema va risolto a monte, si tratta di riparare a errori passati, per iniziare un’opera pressante di intervento per la canalizzazione delle acque che non consenta sprechi e favoritismi. L’esasperazione potrebbe avere conseguenze laceranti, è dunque necessario e urgente trovare risposte adeguate. Vorremmo stimolare i nostri ospiti a discutere principalmente su questo problema sperando di avere loro risposta o proposta che vada nella giusta direzione.

Una seria politica territoriale potrebbe quindi ridare spazio anche all’occupazione in agricoltura, non dimenticando che anche in questo settore c’è bisogno di organizzare il lavoro

in modo da aprire spazi al tempo libero creando quei contatti con altre forze sociali e con tutte una serie di strutture che non riducano il giovane occupato in agricoltura ad un isolato o peggio ad un emarginato.

Politica territoriale significa oggi anche difesa dell'ambiente. Il miraggio industriale degli anni settanta ci ha fatto dimenticare che gli equilibri naturali vanno difesi. Innanzi tutto bisogna tornare a valorizzare la nostra valle, non solo attraverso iniziative sporadiche; ci sono tutta una serie di problemi che vanno con urgenza affrontati, basti pensare all’Aterno che in agosto assomiglia più ad una fogna che ad un fiume, alcuni canali ad esso laterali hanno assunto l'aspetto di stagni maleodoranti pericolosissimi per possibili malattie che ne possono venire. Le fogne dell’abitato hanno scarichi all’aperto, la zona industriale ci ha portato un altra fogna di scarico che speriamo venga dotata di depuratori che non siano solo dei monumenti ma che funzionino nel modo dovuto, scarichi casuali di immondizia se ne vedono un po' dovunque, non esiste nel modo più assoluto né fauna fluviale, né stanziale, l’irrigazione condotta con acque inquinanti ha provocato un notevole depauperamento dei terreni e molte produzioni che in passato costituivano la ricchezza della zona oggi sono state abbandonate per scarsa produttività. Trovare delle soluzioni a tutto questo significa anche approfittare del grosso impulso che sta avendo l’agriturismo conquistando nuovi spazi occupazionali. Insieme a ciò c’è tutto il discorso relativo al recupero di quegli elementi di Archeologia industriale, ideale percorso nel passato e nelle tradizioni. Anche la difesa del suolo rientra in questo terna, e in modo particolare la difesa dalle piene del fiume attraverso il rafforzamento costante dell’arginatura. La vicinanza all’abitato di una industria per produzioni chimiche (Ravit) apre anche il problema della difesa della salute elemento prezioso e primario per le popolazioni, e c'è anche la necessità di sapere e di essere costantemente informati su eventuali pericoli. Anche per la fauna andrebbero presi seri provvedimenti, creando zone protette, al riparo dalle sconsiderate invasioni di cacciatori ai quali probabilmente ormai non rimane molto da fare vista la scomparsa di molte di quelle specie che costituivano il giusto equilibrio dell’ecosistema. Anche in questo campo sono nate tante belle leggi, che poi sono rimaste sulla carta. Ultima è il progetto per un parco fluviale sull’Aterno che a ben guardare, per come è strutturato, va solo nella direzione di un ulteriore spreco di denaro. Una legge dello Stato ha dichiarato come degne di interesse le zone contermini a fiumi, laghi o anche semplici corsi d’acqua, staremo a vedere come questa legge verrà applicata e fino a che punto. E poi c'è il progetto della Soprintendenza per la difesa dei tratturi. In questo senso il nostro circolo è già intervenuto chiedendo di salvare due piccole Chiesette del XVII secolo che si trovano lungo l’antico percorso dei tratturi che e oggi è ormai circondato dal cemento.

Per i problemi relativi all’inquinamento è urgente l'intervento delle autorità sanitarie che accertino le responsabilità specifiche se ce ne sono, mentre per il resto è importante un continuo controllo da parte delle popolazioni per un’equa applicazione delle leggi. Salvaguardare l’ambiente significa anche ridare al centro storico l’aspetto di un luogo vivibile, rinnovando un manto stradale in continua disfacimento, eliminando il problema dei cattivi odori delle fogne di scarico lungo le vie dell’abitato, conservando quelle strutture di tipo monumentale e rivalutandole culturalmente.

Anche un adeguato sviluppo edilizio rientra nel problema ambiente. Constatato il fallimento del Peep (Piano edilizia economica e popolare) nella zona onnese e quindi di una politica tesa all’allargamento degli insediamenti abitativi, e accertato il ruolo primario di centro di servizio per l’agricoltura, la zootecnia e l’agriturismo lo sviluppo deve tendere ad un riutilizzo dell’esistente ai fini di una logica produttiva.

Dobbiamo rinunciare alla pretesa di dare spazio ad insediamenti industriali, a meno che non abbiano serie fondamenta, in fondo il Nucleo oggi, a parte qualche eccezione, è un insieme di piccole imprese artigianali più che vero polmone industriale, per non parlare delle carenze di veri grossi operatori industriali. I giovani non trovano nessun serio sbocco in quel tipo di attività, anzi si scontrano con i nuovi disoccupati che sono poi i vecchi dipendenti licenziati o cassintegrati.

C’è quindi la necessità di nuovi modelli di sviluppo, al di là di palliativi quali i contratti di formazione lavoro o leggi periodiche per l’occupazione giovanile.

Anche il sindacato non deve solo barricarsi dietro alle battaglie per i licenziamenti dell’Italtel, ma deve prestare attenzione a quei settori emergenti che potrebbero ridare spazio all'occupazione.

Uno degli argomenti che più ci sta a cuore e che giustifica l'essenza stessa del nostro circolo, è quello di un'adeguata promozione culturale per e con le popolazioni del territorio. Spettacoli teatrali, conferenze di storia, dibattiti sui grandi temi che sconvolgono la società giovanile e non, momenti di aggregazione festosa sono state solo alcune delle iniziative che hanno tentato di stimolare attenzione e interesse. Il nostro grande progetto è quello di decentralizzare la cultura, farla entrare nelle case della gente, per questo c’è bisogno di strutture e continui punti di riferimento in sedi culturali pubbliche.

In questo senso abbiamo già delle certezze, quali quelle di avere a medio termine da parte dell'amministrazione comunale di una struttura polivalente per le nostre attività, e il continuo appoggio delle strutture culturali Acli. Tutto ci stimola a fare sempre meglio e per il prossimo anno (1985) abbiamo diverse idee da mettere in atto: creare ad esempio un piccolo museo di cultura materiale con annessa biblioteca delle tradizioni popolari, organizzare incontri, dibattiti, gruppi di volontariato in modo particolare per la protezione civile a disposizione delle autorità, stimolare la Soprintendenza per il recupero dei beni artistici che riteniamo di notevole interesse, e qui vorremmo rinnovare l’allarme per un bellissimo affresco del XV secolo all’interno della chiesa parrocchiale che rischia il disfacimento, il patrimonio artistico deve ridiventare parte viva ed integrante della dialettica culturale, non cristallizzarsi per morire. Il circolo fin da ora è impegnato anche in un altro progetto che è poi tra gli slogan delle Acli: educare alla politica, una educazione fatta di solidarietà, socialità, partecipazione, ricerca di una pace vera fra la gente cominciando dalla nostra gente. Anche la funzione di controllo dell’istituzione, e la nostra voce nelle situazioni decisionali, dovrà essere il nostro modo di fare politica. Non la politica delle polemiche e dei litigi, come spesso finora si è fatto, ma una azione di critica e stimoli costruttivi. E qui dobbiamo dire a quegli onnesi che ci accusano di essere politicizzati, solo perché non stiamo dalla loro parte, che i loro tentativi di farci sparire non faranno altro che rafforzarci, e che hanno perso la lo ro battaglia prima di cominciarla.

Vorremmo però anche rivolgerci a quegli onnesi, che sono la stragrande maggioranza, che invece ci hanno sempre appoggiato e guardato con simpatia per dire loro di continuare a farlo perché insieme potremmo crescere nella direzione di una unità di intenti e di prospettive. In questo senso anche il ruolo della parrocchia per noi che siamo gruppo di ispirazione cristiana, ha un ruolo fondamentale di riferimento, e in questo senso siamo fin d’ora impegnati in tutte quelle iniziative che ridiano slancio ad una azione pastorale per l’evangelizzazione e la promozione umana. Nostro costante punto di riferimento dovrà essere il parroco nella sua qualità di consigliere spirituale. Qualche altro piccolo accenno per una maggiore attenzione anche verso quei mass-media locali in modo particolare le emittenti private per coinvolgerle sempre di più ad affrontare e rendere noti i veri problemi della gente e inoltre una ritrovata attenzione ai problemi dello sport, sport che nel nostro centro per gestioni pigre ed oziose della polisportiva, rischia di dover rinunciare anche a un piccolo campetto di calcio che dieci anni fa tanto faticosamente venne attrezzato.

Tutto ciò che siamo venuti dicendo forse può peccare di ingenuità e superficialità, ma non avevamo nessuna particolare pretesa se non quella di esporre alcune nostre idee, e di sottoporle all’attenzione di tutti voi per confrontarci e migliorarci.

Hanno redatto la relazione:

Parisse Giustino

Sbroglia Lucio

Benedetti Sergio

Scimia Aldo

Pezzopane Pio

 

 

Il sindaco Tullio De Rubeis nel suo intervento al convegno parla della relazione:

 

La relazione affronta una problematica di largo respiro che non può essere guardata solo relativamente a problemi singoli. Dobbiamo affrontare la relazione da un punto di vista generale per quel che sono le problematiche della zona di Onna. Vi dico però chiaramente che dopo aver attentamente ascoltato la relazione non mi sentirei di dare risposte affrettate. Sono disponibile a tornare a Onna a breve dopo aver ponderato bene il documento.

Nella relazione sono trattati problemi che non possono essere affrontati a colpi di spillo oppure dicendo che è possibile questo o quello. Si parla giustamente di alcune leggi regionali che non hanno avuto il riscontro che ci si aspettava. Si parla dell’irrigazione , della zona industriale, cose veramente di grossa importanza. Io mi debbo compiacere con il Cespo perché è la prima volta che da un gruppo di giovani sento qualcosa di così puntuale, preparato, ponderato, che fà veramente onore a Onna. E vi confesso : è anche una sorpresa, più volte sono stato ad Onna , per il monumento ai Martiri ad esempio e sapete bene quanta fatica per averlo e adesso per mantenerlo decorosamente e non sapevo di questa nuova realtà anche se qualcosa avevo letto da vari articoli degli amici del “Cespo”. Ripeto che non me la sento di rispondere immediatamente su tematiche così vaste. Il campo dell’agricoltura, della zootecnia sono cose importantissime delle quali mi occupo anche come presidente dell’Associazione allevatori, c’è dunque la necessità di rivedere Onna sotto una ottica diversa. Quindi cerchiamo di non ricadere nel settorialismo delle richieste che sono pure importanti a che comunque vanno viste nelle tematiche generali del documento che il giovane amico ha letto.

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