Blue Flower

 

 Di Giustino Parisse 

 

 

Da ragazzino avevo due sogni: quello di fare il giornalista e quello di fare il bibliotecario o l’archivista. Il giornalista oggi è il mio mestiere, non è proprio come  lo avevo sognato (chi dice che è meglio fare il giornalista che lavorare non ha mai fatto il cronista in un quotidiano locale) ma è una di quelle passioni che ti prendono e non ti mollano mai  e non sono una parte della tua vita ma sono la tua vita e finiscono inevitabilmente per condizionare tutto il resto. Solo la famiglia a volte ti richiama a una dimensione più “umana”. La biblioteca e l’archivio hanno un fascino particolare che va anche al di là dell’utilizzo pratico. Per chi ogni giorno ha a che fare con fatti e fatterelli della cronaca di una città immergersi nel silenzio di un luogo in cui libri e documenti sono lì pronti a raccontarti il passato è un’esperienza unica e a volte emozionante quando magari scovi un pezzo di carta che come una lampada nella notte illumina un particolare che ti aiuta a comprendere l’insieme. Quasi sempre una migliore comprensione del passato poi serve anche alla vita e al lavoro  quotidiano.  A noi giornalisti spesso capita di apprendere della morte di questo o quel personaggio. E lì scopri quanta ignoranza c’è in chi ha la pretesa di raccontare ai lettori le vicende della città in cui opera. Chi lavora nei giornali, nella maggior parte dei casi, ha una memoria cortissima che spesso non va più in là di quanto è accaduto la settimana precedente. C’è poi l’idea che ogni tanto bisogna “staccare la spina” e staccando staccando si finisce per cancellare tutto del presente figuriamoci poi del passato.  Ecco perché biblioteche e archivi, e oggi anche Internet, se ben usati possono aprire scenari inattesi. La biblioteca, non sembri una banalità, si costruisce con i libri. I libri vanno acquistati e apparentemente lo si fa senza una logica precisa. Un amico sacerdote un giorno mi ha detto: se vuoi capire a fondo una persona guarda attentamente i libri che ha nella sua biblioteca , lì c’è tutto. In effetti mentre una biblioteca pubblica viene “costruita” in base a precisi criteri stabiliti a monte, una biblioteca privata nasce in base agli interessi di chi realizza. All’inizio non c’è nemmeno la consapevolezza di “ fare” una biblioteca. Si cominciano ad acquistare libri, qualcuno lo si legge, altri vengono solo riposti dopo averli appena sfogliati.  Qualche amico mi ha chiesto: va beh, ma tutti questi libri li hai letti ? Certo che no, rispondo, avrei dovuto passare tutta la mia vita a leggere, senza fare altro. Eppure c’è un piccolo segreto. Leggere tutto è impossibile, ma chi ha una biblioteca piccola o grande ha l’impressione di avere veramente letto tutto. E questo si scopre quando devi trovare qualcosa che ti interessa. A quel punto sai già dove andare a cercare come se , appunto, quel libro particolare lo hai approfondito già da tempo anche se così poi non è. 

 Una biblioteca nasce dunque da una passione: quella per i libri. Quello che scatta nella mente di chi li compra è soprattutto il desiderio di possederli. E in questo non c’è  molta differenza con chi , ad esempio, colleziona francobolli o schede telefoniche. Posso raccontare in tal senso la mia esperienza personale. Fino all’età di 13 anni gli unici libri con i quali avevo avuto a che fare erano quelli della scuola. In casa non  n’erano a eccezione di qualche opuscolo religioso. I miei genitori ,  spinti anche dagli insegnanti della scuola media,  me ne regalarono alcuni fra cui ricordo “I ragazzi della via Pal” di Molnar e “Il visconte di Bragellonne”  che faceva parte della saga dei Tre Moschettieri di Dumas. Quello che mi colpì di più fu “I ragazzi della via Pal” che ricordo di aver riletto almeno una decina di volte. Fu a quel punto che iniziai a incuriosirmi e approfittando della presenza sotto i portici di San Bernardino all’Aquila di una bancarella con libri scontati cominciai ad acquistarne  altri tanto che spendevo ogni volta tutti i soldi che mia madre mi dava per comprare la merenda. Feci incetta soprattutto dei volumi della Bur che erano piccoli, con la copertina marrone e in edizione molto economica. Li compravo un po’ a caso anche se poi , rivedendole oggi, c’era un criterio di scelta  tanto che si tratta di volumi in gran parte di letteratura italiana, materia che a partire dal secondo anno delle scuole superiori cominciò a interessarmi molto. Da lì sono andato avanti   ripromettendomi  di spendere , nel futuro, almeno la metà dello stipendio degli anni in cui avrei avuto un lavoro. Forse non sarà stata proprio la metà dello stipendio ma è certo che ho impegnato in libri molte delle mie risorse economiche coronando anche un altro piccolo sogno , quello di avere l’enciclopedia Treccani, All’inizio degli anni Novanta ho acquistato i volumi del Lessico universale più altre opere della Treccani e man mano ho cercato di affinare gli acquisti puntando quasi sempre su saggi storici e volumi sull’Abruzzo. Il risultato è oggi in questa piccola biblioteca nella quale c’è molto per chi è interessato a fare, ad esempio, ricerche storiche e approfondimenti su vicende locali. Non sarà una biblioteca aperta al pubblico, ma a disposizione del pubblico e in particolare di persone veramente interessate a conoscere e approfondire i temi più diversi. E non sarà nemmeno solo un contenitore di libri ma potrà diventare punto di incontro e di ascolto per quanti hanno la passione per la storia e in particolare per la storia locale.  Il tutto legato a un centro culturale  _ “Il Cespo”  _che spero possa avere presto una sua configurazione come associazione No profit ed essere veicolato da un sito internet che è in costruzione. In conclusione vorrei ringraziare Fabio Venanzi che ha avuto la pazienza e la competenza per catalogare i quasi tremila  volumi (a cui vanno aggiunti 255 libri scolastici, moltissime riviste e 45 faldoni di archivio sulla storia di Onna e dintorni),  Dina, Domenico e Maria Paola che hanno accolto con entusiasmo l’iniziativa e ne sono parte integrante. Un grazie poi a tutti gli amici che hanno già visitato  la biblioteca e mi hanno spinto ad andare avanti . Una biblioteca , come è noto, è un  “corpo” vivo e in movimento.  Spero dunque che la raccolta possa arricchirsi negli anni futuri restando quella che è: un angolo dove riflettere, discutere ,  capire qualcosa di più del mondo – vicino e lontano _ che ci circonda.

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